Con Pattini a rotelle, Cavenago introduce una prima relazione con la figura umana. La piastra orizzontale, sagomata secondo la forma del piede umano e posta su quattro ruote, invita a una naturale interazione da parte dello spettatore, suggerita anche dalla collocazione a pavimento dell'opera.
La prima installazione dei pattini a rotelle, realizzata nel 1989 allo Studio Marconi di Milano, comprendeva una dozzina di elementi, tutti diversi tra loro, modellati sulle misure del piede umano. I pattini erano installati dispersi sui tre piani della galleria, disposti a coppie uno di fronte all'altro.
I singoli elementi, pronti ad essere utilizzati per muoversi nello spazio, sembravano invitare il pubblico a sperimentare il movimento sulle ruote. Apparentemente funzionali, l'installazione stuzzicava i visitatori, invitandoli inconsapevolmente a una vera e propria prova di interazione. I vari elementi avevano inoltre una valenza di piedistallo perché l'assenza della figura umana sopra di essi creava un vuoto che sollecitava una «prova di compatibilità» con se stessi. Nonostante il tutto fosse finzione e metafora, l'opera trasformò numerosi osservatori in veri utilizzatori dei pattini. Questi, senza remore, salivano e scendevano dalle opere per saggiare le potenzialità dichiarate dalla loro forma. Tuttavia, l'esile struttura dei pattini, incapace di sopportare questa naturale interazione, collassava, piegandosi e deformandosi sotto il peso del pubblico dell'Arte.