Umberto Cavenago

Stranieri ovunque, 2024

Rimorchio telonato, fumo e adesivo

180 × 115 × 300 cm

Stranieri ovunque

"Uno straniero a rimorchio"

Castelponzone, frazione di Scandolara Ravara, provincia di Cremona.
Stranieri ovunque nasce da un gesto quasi immediato: Cavenago realizza l'opera subito dopo aver visitato la Biennale di Venezia di quell'anno, dove molte delle installazioni ospitate nei padiglioni principali si affidavano a un impianto scenografico fumoso, teatrale, spesso più efficace nella messa in scena che nel contenuto. L'artista prende in prestito il titolo stesso della rassegna, Stranieri Ovunque, non per aderirvi tematicamente in senso stretto, ma per puro divertimento concettuale: lo tratta come un ingrediente da prelevare e riutilizzare su una propria tavolozza, alla stregua di un pigmento pronto all'uso, spogliato del proprio contesto curatoriale originario e reinserito in una composizione del tutto autonoma.
L'installazione stessa è un rimorchio telonato rosso, trainato da un'automobile elettrica, una Tesla, sui cui due fianchi campeggia la falce e martello gialla su fondo rosso. All'interno del rimorchio, una macchina del fumo produce, a ciclo continuo, un fumo che si insinua lentamente dalle fessure del telone, avvolgendo l'intero volume in una nube perenne. È un cortocircuito simbolico costruito su più livelli contemporaneamente: il mezzo trainante, simbolo per eccellenza dell'innovazione tecnologica e del capitalismo più contemporaneo, cozza apertamente con l'emblema che il rimorchio porta dipinto sui fianchi, insegna storica del movimento operaio e comunista internazionale; e lo stesso fumo, ingrediente scenografico preso in prestito ironicamente proprio dall'estetica fumosa vista in Biennale, avvolge quell'emblema rendendolo insieme presente e sfuggente, solido nell'immagine e insieme dissolto nella percezione.
C'è, in questa costruzione, una critica implicita a un mondo che tratta i simboli storici come pure superfici, senza concedersi il tempo di una riflessione seria sul loro significato originario. La falce e martello è oggi, in gran parte del mondo, un'effigie automaticamente demonizzata, associata quasi per riflesso ai regimi totalitari che l'hanno adottata, senza che questo comporti quasi mai un vero approfondimento storico delle sue origini, delle sue trasformazioni, delle sue molteplici e contraddittorie eredità. Cavenago non intende né celebrare né condannare quel simbolo: lo mette in scena avvolto dal fumo, esattamente come oggi viene trattato nel dibattito pubblico, presente ma inafferrabile, riconoscibile ma privo di sostanza discorsiva, un'icona che sopravvive più come apparenza che come oggetto di pensiero critico.
Non è un caso che l'opera si configuri come un monumento mobile, itinerante, capace di attraversare spazi pubblici e privati proprio come un tempo le idee e le lotte novecentesche attraversavano il territorio con la stessa urgenza materiale. In questo, Stranieri ovunque si inserisce coerentemente in tutta la riflessione di Cavenago sul monumento e sulla sua instabilità, dai leoni di Cittadella e Pietrasanta ai pilastri di A sostegno dell'Arte: qui però il monumento non viene reso mobile per sottrazione critica del proprio piedistallo, ma nasce già mobile, già trainato, già di per sé un oggetto che rifiuta la fissità solenne della statuaria tradizionale, restituendo un'immagine storica controversa attraverso il linguaggio, altrettanto contemporaneo e fluttuante, del fumo e della semplice segnaletica adesiva su un telone da trasporto.
La scelta del luogo, Castelponzone, borgo cremonese un tempo dedito alla produzione artigianale di cordame di canapa, oggi segnato dalla dissoluzione di quella stessa comunità produttiva, aggiunge un ulteriore strato di significato: il rimorchio itinerante, carico di un simbolo che ha promesso e tradito un'utopia operaia, attraversa un luogo che quella stessa civiltà del lavoro l'ha vissuta e persa, in un cortocircuito tra memoria industriale locale e memoria ideologica globale che il fumo, ancora una volta, avvolge senza mai dissolvere del tutto.

Il progetto

L'installazione unisce simbolismo politico e fenomenologia sensoriale, creando un dialogo tra memoria storica e percezione contemporanea. Stranieri ovunque è il titolo di questa opera, che si ispira ironicamente al tema della Biennale di Venezia (arti visive) 2024, esplorando la condizione di estraneità e spaesamento in un contesto storico e sociale specifico. L'opera si configura come una rappresentazione visiva e concettuale. Le fiancate laterali di un carrello a rimorchio telonato, rosso, sono caratterizzate dalla presenza del simbolo della falce e martello giallo in campo rosso. Questo emblema, carico di storia e ideologia, si erge come un monumento mobile che attraversa spazi pubblici e privati, evocando il passaggio delle idee e delle lotte che hanno segnato il Novecento.
L.B.

Struttura e Materialità

Il contrasto tra la solidità del simbolo e l'evanescenza del fumo è l’elemento fondante: la falce e martello, rappresentazione iconica delle aspirazioni e delle tragedie dei movimenti comunisti, si staglia su un campo rosso, della passione rivoluzionaria ma il fumo che lentamente fuoriesce insinuandosi dalle fessure del telone destabilizza questa fermezza evocando transitorietà e di disgregazione.

Simbolismo e Significato

Stranieri ovunque interroga lo spettatore su più livelli. Da un lato, la falce e martello, simbolo delle lotte operaie e contadine, la promessa di un futuro equo e l'utopia di una società senza classi. Dall'altro, il fumo che si diffonde lentamente rappresenta l'ambiguità e l'inevitabile declino di tali ideali, soffocati dalle contraddizioni interne e dalle realizzazioni storiche che hanno spesso tradito le aspirazioni originarie.

Il contesto

Collocata a Castelponzone, unica frazione del comune italiano di Scandolara Ravara, nella campagna cremonese, un antico borgo, dove in passato si produceva cordame di canapa, l'installazione suggerisce ulteriori letture. Questo luogo, simbolo di un'industria scomparsa e di una comunità dissolta, rappresenta la marginalizzazione e l'estraneità. Il rimorchio itinerante diventa un richiamo alla storia locale e alla memoria collettiva, portando con sé la reminiscenza di una produzione artigianale ormai dimenticata e di una società in trasformazione.
Nell'epoca contemporanea, caratterizzata da una continua revisione storica e da un rinnovato interesse per i simboli del passato, Stranieri ovunque si pone come un atto di memoria critica. Non si tratta di un'agiografia né di una semplice condanna, ma di un invito a riflettere sulle complessità del XX secolo. L'opera ci costringe a confrontarci con la storia, a non dimenticare le speranze e i fallimenti, a riconoscere che il passato è un campo di tensioni irrisolte che ancora informano il nostro presente.

Origini, adozione, significato, evoluzione e controversie del simbolo. La sua complessa eredità storica, delle diverse interpretazioni che suscita e delle implicazioni etiche e pratiche del suo uso.

Il simbolo della falce e martello è stato adottato per la prima volta durante la Rivoluzione Russa del 1917, quando i bolscevichi, guidati da Vladimir Lenin, rovesciarono il governo provvisorio e presero il controllo del paese. La falce rappresenta i contadini, mentre il martello rappresenta gli operai industriali. Il simbolo unisce così le due principali classi lavoratrici, enfatizzando l'alleanza tra agricoltori e operai nella lotta contro il capitalismo e l'aristocrazia. Dopo la Rivoluzione, il simbolo della falce e martello è stato adottato ufficialmente dall'Unione Sovietica e inserito nella sua bandiera nazionale, insieme alla stella rossa a cinque punte, che simboleggia il controllo del Partito Comunista e la guida rivoluzionaria. La falce e martello è diventata un emblema internazionale del movimento comunista e socialista, adottata da vari partiti comunisti in tutto il mondo e da organizzazioni e movimenti che si ispirano agli ideali marxisti-leninisti. Il simbolo è spesso associato alla lotta rivoluzionaria per i diritti dei lavoratori, l'abolizione delle disuguaglianze di classe e la costruzione di una società socialista. Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991, l'uso del simbolo è diminuito in molti paesi dell'ex blocco sovietico, ma rimane ancora in uso in varie forme da partiti e movimenti comunisti. Oggi, il simbolo della falce e martello è visto in modo diverso a seconda dei contesti: per alcuni è un simbolo di speranza e giustizia sociale, per altri è associato alla repressione politica e alle dittature comuniste. La falce e martello è associata a regimi totalitari che hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani, repressioni politiche, carestie e altre tragedie. Per molti, è un simbolo di oppressione e sofferenza. In molti paesi, il simbolo è ancora politicamente carico e può essere divisivo, evocando sentimenti di odio e conflitto.
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