Il lavoro si presenta come un volume chiuso, blindato, con un interno accessibile da un portello sul lato posteriore, un spazio attrezzato dove si trovano due cuccette e una dotazione di attrezzatura indispensabile per il montaggio e lo smontaggio del veicolo scultoreo (scala, paranco con guida, cassetta di attrezzi, bulloni di montaggio, crick di sollevamento, livella, strumenti per la registrazione e la messa a punto per l'allineamento delle ruote, ecc.).
Il veicolo è una sorta di volumetrico autoblindo, dotato di ruote non sterzanti, statico nella sua massa metallica di tremila chili, apparentemente inamovibile.
Come il suo stesso nome rivela, deriva da una suggestione per la La 74, l'autoblindo di F. T. Marinetti del romanzo L'alcòva di acciaio (1921), da cui tra l'altro riprende l'idea dell'interno, in una alcova algida e irriverente, di arredo tecnologico. Il lavoro si è sviluppato da Monocromo bianco, 2005, esposto alla mostra La scultura italiana del XX secolo, Fondazione Pomodoro, Milano (2005): un improbabile blocco con le ruote, di materiale dichiarato come lapideo, ma di dubbia consistenza, dipinto a olio ed appeso al muro come si trattasse di pittura su macigno. Ne La 74 lo stesso volume è ripensato come uno scatolare in lamiera, secondo modalità ingegneristiche che rendono possibile l'attuazione di un movimento inteso come possibilità facilitata di installazione e smontaggio, e come vera e propria movimentazione della stessa scultura su ruote.
Nicoletta Cardano