Ufficio di revisione antropica si concretizza in un sito internet, ospitato sull'infrastruttura del Comune di Suzzara. Vi sono inventariati i documenti importanti del Premio: fotocronache, «gli anni del vitello» (1948–1955), il carteggio di Dino Villani con i protagonisti delle prime edizioni, opere ritrovate come la Strutturazione pulsante di Gianni Colombo, i manifesti del cinema teatro Guido. Nelle intenzioni di Cavenago e Norese, il sito avrebbe dovuto essere un inizio: dare il via a una presa di coscienza e a una responsabilizzazione delle istituzioni nella conservazione di un patrimonio storico fatto anche di piccole cose, quelle di cui è intessuta la storia del Premio. Un incipit disatteso per la scarsa lungimiranza di politici e funzionari: dopo pochi mesi il sito viene spento e mai più sostenuto. L'ultima parola che il Comune affida a quell'archivio è «Forbidden».
Il materiale non mancava. Nei magazzini della Galleria del Premio, Cavenago e Norese trovano una quantità enorme di documenti degli anni Cinquanta, mai catalogati né inventariati: trent'anni di storia che precedono il Duemila, strettamente legati alle edizioni del Premio, conservati con la cura che si riserva alle cose che nessuno verrà mai a cercare.
Tra le carte riaffiorano centinaia di manifesti del cinema teatro Guido, sala abbandonata e consegnata all'oblio, che a Suzzara tutti ricordano per la programmazione degli anni Settanta, generosa di film vietati ai minori di 14 anni. Accanto ai manifesti spunta un vinile, la colonna sonora di Svezia, inferno e paradiso. Gli intervistati, senza eccezione, ricordano benissimo il film. Secondo una tesi dell'Ufficio, volutamente paradossale e provocatoria, le scene più scabrose del film sarebbero state girate proprio al piano terreno della Galleria, nell'ex biblioteca: lo confermerebbero i materiali audio ritrovati e la stessa scaffalatura azzurra, rimasta al suo posto.
Se qualcosa si è salvato, il merito è di Marco Panizza, conservatore della Galleria. È lui ad aver attraversato il teatro Guido tra calcinacci e guano di piccioni per mettere all'asciutto i manifesti; è lui a sapere che cosa c'è in quelle stanze e quanto vale. Con Cavenago e Norese nasce un'amicizia fondata sulla stima, che negli anni successivi si svilupperà in progetti e in una creatività condivisa.
L'energia e l'intelligenza del conservatore, però, non bastano. Gli amministratori del Comune, che del museo sono gestori in tutto, non fanno nulla, né allora né negli anni seguenti, perché quelle tracce preziose della storia contemporanea vengano conservate. Il paradiso resta in magazzino; l'inferno è l'incuria.
Con la collaborazione di Ben Mangone, Anastasia Righi e Paolo Tognozzi.