5. «Ho detto che le morene laterali sono per la massima parte guaste e distrutte, sicchè sopra lunghi tratti si mostrano ignudi i fianchi rocciosi dei monti, che fanno sponda alla valle già percorsa da un ghiacciajo. Di rado però sarà così ignuda la rupe, che qualche rudere delle antiche morene non resti. In mancanza d'altro sarà quasi impossibile che voi percorriate un tratto di qualche centinajo di metri su qualunque più ignuda montagna che faceva sponda ad un ghiacciajo, senza scoprirvi un qualche masso erratico, senza imbattervi in alcuno di quegli antichi esuli dalle cime natali, abbandonato lì a tradimento dal ghiacciajo, che ne l'aveva portato.» (p. 51)
6. «Il fenomeno dei massi erratici è fenomeno mondiale: ma le regioni subalpine ne sono, direbbesi, il principale teatro. Dappertutto ai limiti settentrionali della pianura, in seno alle valli, nel letto dei torrenti, sul dorso dei colli, sui fianchi delle montagne, sui margini dei laghi, sui cigli dei precipizî, dappertutto, dico, veggonsi o solitarî, o in gruppi fantastici, o allineati a modo di mostruose falangi, quei pezzi enormi di graniti, di porfidi, di serpentini, di rocce alpine d'ogni genere, evidentemente divelti dai monti lontani, portati giù giù a centinaja di miglia di distanza, e posti a giacere, così rudi e informi, ove possono meglio stupirci, o col contrasto della loro natura colla natura della roccia sulla quale son posti a giacere, o con quello della loro rozza nudità colla veste fiorita del colle o del piano, ove si trovano come per sorpresa, o colla potenza della loro mole, o coll'arditezza delle loro posizioni di equilibrio.» (p. 51)
7. «I padri nostri si arrestarono stupiti davanti a quei monconi di monti lontani, che celavano un mistero. Come mai, per es., un masso di granito, strappato da una montagna sulla destra della Valtellina (come sono i massi di serizzo ghiandone e di serpentino verde porfiroide), aveva potuto sorvolare l'abisso del lago di Como, depresso centinaja di metri sotto il livello del mare, per venirsi a posare sul monte S. Primo, sui Corni di Canzo, a molte centinaja di metri sopra il livello stesso del lago? Ma il mistero è ora scomparso. Noi tutti sappiamo ormai che i ghiacciai riempirono le valli alpine, fin presso alle vette dei monti; riempirono i laghi, soverchiandone il livello di centinaja e centinaja di metri, e così fu gettato come un ponte fra le vette alpine al di là dei laghi, e i monti, i colli prealpini e la pianura al di quà. Così poterono impunemente le rupi alpine, […] sorvolando gli abissi, compire il loro viaggio fino a quel punto, ove si trovarono d'un tratto abbandonate dal ghiacciajo, che ritornava verso le vette native.» (pp. 51–52)