Per due giorni Sweet Home resta chiusa nella cabina di sabbiatura, e le sue superfici vengono levigate con granelli finissimi. Gian Pietro Toresani lavora isolato nel suo scafandro, con una maschera che filtra un’aria altrimenti irrespirabile. Il compressore spara la sabbia senza sosta; la sabbia resta sospesa e rende l’aria densa, e nella nebbia affiorano soltanto i colori della tuta. È un immaginario distopico, da fine del mondo: un uomo senza volto che lavora dentro una nuvola, mentre la casa scompare e riappare.